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PETROLOGY

Chiostro del Bramante
16 Novembre - 4 Dicembre 2005

I. Umbilicus urbis

Genio del mondo fragile
pozzo al centro del centro
del Centro.
Occasione propizia per la discesa
ai regni di Vulcanus, Dite, o Proserpina.
Romolo ti ha segnato
come fossi soltanto pietra
e non geometria, numero, frattale.
Mundus.
I piedi vanno in tondo,
accarezzano l'orlo
del pozzo del mondo.

- da "Mirabilia Urbis" di Fabrizio Falconi

Catalogue Introduction by Fabio Galadini
La pittura di Justin Bradshaw ci presenta le sue opere non già come prodotti, come cose tra le cose, come oggetti presi dentro una certa rete di valori e di significati, bensì come eventi fotografati in un dato momento, in un certo stato del movimento che ogni volta irrompono nel mondo rifondandolo come originaria possibilità di comunicare e quindi  di istituire nuove forme dell’origine.
La sua pittura ci informa della luce, della possibilità che questo evento fisico celi/palesi tra velamenti e trasformazioni, occultamenti ed allusioni il significato più profondo della comunicazione artistica; uno squilibrare per riequilibrare, non cercare ma attendere, nascondere le idee ma in modo che le si trovi.
I percorsi degli acquarelli di Bradshaw sono percorsi inattesi,ardui, indiretti che raggiungono un senso osservandone un altro, lasciando vuoti che solo l’interpretazione di volta in volta differente, può provvisoriamente colmare. “Disvelante celarsi”, ma anche “celante disvelarsi”, l’immagine rappresenta sempre di più di quanto essa stessa sembra offrire, i sensi si moltiplicano al di là delle intenzioni del suo autore, tragitti evocativi si irradiano come incursioni in altri territori che l’emergenza di un nuovo con-testo fa bruscamente emergere.
Ogni immagine ne disvela sempre un’altra. Così la pietra, plasticamente formata, viene percepita come modello da ritrarre e, nell’atto del dipingere attraverso le infinite regioni della luce, egli disvela le caratteristiche stesse di questa materia evocandone la sua origine.
Lo sguardo pensa, ed il pensiero guarda e si guarda. Lo spettatore crede a ciò che in quel momento vede, ma che un attimo dopo potrebbe non essere più né il reale, né il vero. Mistero dell’Ambiguo, evidenza dell’indicibile. Nel regno dell’immagine solo il verosimile conta, solo l’apparenza è, in estrema essenza, l’Essere.
Guardando le opere di Bradshaw come non pensare alla “luce” dei grandi maestri? C’è in questo continuo disvelamento la luce di Pissarro e degli acquarellisti inglesi, c’è il naturalismo pittorico che precipita nell’impressionismo scientifico, nel divisionismo. C’è insomma la grande lezione sulla luce della pittura di Monet e della fotografia di Nadar. Ma nella paziente, quasi fobica ricostruzione degli oggetti, delle “cose”, l’artista sembra essersi completamente immerso nelle tecniche del realismo radicale, in quello che alcuni hanno indicato come iperrealismo, di un’arte vale a dire illusionistica e mimetica per eccellenza. Un atteggiamento vagamente “pop” che comunque lascia intravedere una possibilità catartica di nuovo genere. Raffinate le citazioni di arte concettuale che ci riportano alle esperienze “ecologiche” degli occultamenti di Christo recuperando quella naturalizzazione del rapporto uomo-natura, quello sconvolgimento che la tecnologia ha imposto riformulando radicalmente i modi dell’esserci e dell’apparire.

Fabio Galadini
Professore di Estetica
Link-Campus University of Malta

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press
'Pittura e Poesia al Chiostro del Bramante' di Anna Grazia Benatti, La Discussione, 18 Novembre 2005.
'E' Scritto nella Pietra la Bellezza di Roma' di Silvia Castello, Il Giornale, 22 Novembre 2005.